MUSICOTERAPIA
Questa sessione la dedicherò alle relazioni tra il mondo della musica, e del canto in particolare, con il mondo della scienza, della medicina, delle neuroscienze.
MUSICOTERAPIA per me, non vuol dire curare qualcosa o qualcuno; questa è una delle visioni della musicoterapia!
Voglio esplorare un punto di vista più ampio. Il mondo del sonoro che prende e conquista ogni persona.
Ribadisco ogni persona, ovvero tutti non solo le categorie di disagiati, malati, portatori di handicapp che sembrano essere i soli destinatari.
Chiunque può accedere al mondo della musicoterapia e non perché si necessita di terapia ma per trovare uno spazio dove non c’è bisogno di dare un nome ed una forma a tutto, dove si può fare qualcosa senza paura di essere giudicati, derisi o semplicemente controllati.
Fai qualcosa per te, in un mondo dove tutto è in funzione degli altri o di qualcos’altro; nel tempo in cui è doveroso prendersi cura del corpo vedi palestre e centri benessere, altri canali, altri metodi altre discipline possono avere la stessa, se non più alta dignità.
Quando ti sei preso cura di te, nel senso più pieno, allora si può anche parlare di musicoterapia.
Nonostante il fatto che, ormai da parecchi anni, si sente parlare di questa disciplina ancora oggi quando dico a qualcuno che mi occupo di musicoterapia mi sento invariabilmente rispondere: “ah… bellissimo, cosa curi?” la risposta è sempre “niente” “allora cosa fai?”
Se anche a te che leggi è passata per la testa la stessa domanda non ti preoccupare sei in buona compagnia di molta gente anche della scienza medica che o non ci considera proprio o ci considera degli strani personaggi che fanno pratiche strane.
In realtà se si riduce la visione della musicoterapia a quattro giochini, agli strumentini allora è chiaro che il dialogo con la scienza che invoca per se il crisma dell’ufficialità, si interrompe per mancanza di argomenti.
Invece la musicoterapia di argomenti ne ha moltissimi e seri; potrebbe seriamente dialogare e collaborare con la medicina perché riesce a contattare la persona al di là di quello che dice, nel suo mondo più intimo, più emotivo (anche se la parola non mi piace), in quel posto dove non ci sono parole ma ricordi, esperienze vissuti.
Io quel mondo l’ho trovato nel canto.
