TRA MUSICA E MEDICINA

Osservazioni a caso….

Ci hanno abituato a pensare che arte non è scienza e viceversa.

Con un po’ di pazienza e parole cercherò di dimostrare che l’assioma non è vero o non del tutto.

Innanzitutto un po’ di storia della musica vocale.

Il canto è l’espressione finalizzata della voce cantata. Cantare è un’attività naturale e si può fare senza alcuna particolare istruzione. E’ un’attività che si esercita prendendo a prestito le strutture della voce parlata e prodotta mediante suoni ordinati per altezza e ritmo. Perché deve nascere la necessità o la voglia dell’apprendimento del canto? O meglio ancora, quali sono i soggetti che avvertono queste necessità?

Si potrebbe dire che a questo punto si separano, nella visione comune due strade, due finalità, due utilizzi del canto. Da una parte una fruizione del canto semplice, quotidiana, spontanea che sostanzierebbe il filone del canto popolare , dall’altra il canto colto, impostato, aulico dal quale deriva la necessità di una scuola, di una didattica, di un apprendimento. Quello di “voce impostata” è un concetto storico-estetico sviluppatosi tra il Seicento e il Settecento per far fronte alle crescenti difficoltà tecniche richieste ai cantanti dai coevi repertori vocali. Cantando con una voce educata si acquisisce un controllo muscolare che consente di produrre suoni timbricamente più omogenei, di controllare il volume e di cantare senza sottoporre le corde vocali ad uno sforzo eccessivo.

L’arte del canto è sempre stata una tradizione che si trasmette coll’esempio. In passato, se esisteva una didattica per il canto, questa era basata sull’esempio e sull’imitazione. E così è rimasto, si può dire, fino a poco tempo fa.